Quelli che seguono sono testi critici scritti da Arturo Manzano, Fred Pittino, Dino Menichini e dallo stesso Norino Martinis tra gli altri; insieme al breve testo introduttivo ho inserito, dove possibile, l'immagine dello scritto originale, pervenuto all'autore per lettera.
In fondo sono le pių datate.
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Trascrizione:Il Friuli ha una tale varità di paesaggio, una così doviziosa gamma di colori, tanto improvvise aperture d'orizonti, e poi ombre fonde e discrete, e trasparenze d'acqua, e lucentezze di cieli da far ritenere che mai penna di scrittore o pennello di artista possano esprimerle nella loro interezza.
E infatti questo del Friuli è un paesaggio che (cancellatura) che va letto non già sulla pagina o sulla tela ma dentro di noi: e dentro di noi trattenuto, fatto sostanza dell'anima nostra. La pagina o la tela possono (cancellatura) carpire un aspetto, o (cancellatura) certi aspetti, ma rimarrà un frammento, una tessera o poche tessere appena del grandioso mosaico: qualche albero, o un prato, una prova, un profilo di monte; ed è già fermare, costringere all'immobilità, quanto è invece un brivido interrotto sotto l'alitare del vento e il dardeggiare del sole e il brunire della pioggia e il premere della neve.
Ma allora il destino dello scrittore è davvero pagina bianca, il destino del pittore è la tela o la tavola senza alcun segno? Forse anche in questo abissale divario tra la distesa maestà della natura e la pochezza dell'umana espressione sta l'ammonimento all'umiltà dell'arte.
Norino Martinis ha compreso da quando è venuto al mondo che l'arte è mediazione - la sola possibile - tra Creatore e creatura, tra Dio e l'uomo; e ha scelto i colori, perché ha sempre creduto che i colori potessero carpire almeno una molecola della realtà intorno a lui.
E allora ha ricomposto in armonia di colori ciò che vedono, insieme, i suoi occhi e l'anima sua.
Quante escursioni ha compiuto Martinis, aggiungendosi come un pellegrino d'amore tra le colline che delimitano la valle del Torre, per colmare l'anima e gli occhi di verdi, di gialli, di rossi, di azzurri, per trasferire sulla tela, insieme con gli aspetti della natura le proprie emozioni? Forse, a domandarglielo, non lo sa neanche lui: tante escursioni, una continua escursione.
Ma il risultato di rivivere dentro di sè il « suo » paesaggio, di immedesimarsi con gli alberi, le case, i colli, le acque (e le luci, e le ombre), dà ragione al suo amore per la natura e per i colori delle sue tele.
Non dipinge d'istinto: o meglio, sposa all'istinto il suo lungo esercizio, la sua conquistata sapienza, la padronanza dei (cancellatura) suoi mezzi espressivi. E il suo fare pittura diviene gioia di vivere: una gioia che non lascia immune nessuno, che ci contagia tutti per rivelarci il purissimo 'vol' del suo mondo d'erba e di sassi.
Dino Menichini
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Il testo è accompagnato dalla seguente lettera:
20 febbraio 1964
Caro Martinis,Le mando il testo della conversazione che fra qualche giorno sarà diffusa da Radio Trieste. Cordialmente.
Segue firma dell'autore.
Trascrizione fronte:"Martinis dopo le personali di Pordenone nel 61 e di Lignano e Arezzo nel 63 si presenta ora, per la prima volta (seguono cancellature) con un nutrito gruppo di opere a Udine e mi vuole suo padrino come (cancellatura) già lo fui (cancellatura) per la sua prima mostra nella galleria di Camino.
Scrissi in quella volta di lei cercando di analizzare il temperamento e di mettere in risalto le sue caratteristiche di paesaggista (cancellatura) istintivo e attaccato ai luoghi dove vive ed opera.
Ora a qualche sporadica, per ora, concessione alla figura il suo mondo è ancora quello e intatto.
Savorgnano e le sue colline, le rive del Torre, i grigi i verdi i bruni di quel paesaggio sono ancora il suo (cancellatura) amore. Ne parla con l'affetto di un figlio e li rivive appassionatamente col suo pennello.
Un muro e un tetto, l'angolo di una strada, il declivio di una collina dai tassi bruciati dall'autunno, una cascata del torrente, lo esaltano e lo spingono a dipingere senza sosta tele su tele, tele di sacchi da caffè col marchio sul rovescio e rese pesanti dagli strati del colore denso delle pitture sovrapposte.
Ho visto questi suoi quadri nella grande cucina rustica della sua casa, appoggiati sul divano, sulla credenza, contro il tavolo, un po' dappertutto mentre la sua figlioletta correva fuori e dentro, col nasino rosso dal freddo come l'ha dipinta il papà. Le figure di questa mostra ...
Trascrizione recto:... si sentivano nate e ci vivevano precise: i vecchi vicino al focolare, il ragazzo dalle orecchie a sventola e il pittore stesso in quell'autoritratto un po' triste.
E, per ogni quadro che cavava 'agli angoli della stanza', Martinis aveva una parola di affetto e di giustificazione e dalla finestra che si apriva alta nel panorama della valle del Torre (seguono cancellature) me ne decantava il paesaggio che si mostrava proprio come lo dipinge lui con quelle pennellate (cancellatura) larghe. (cancellatura) dalla materia greggia, rugosa, come le grave del torrente.
Con, in questo bel paese del Friuli, meta degli amanti del Verduzzo, Martinis vive e dipinge solitario calando di quando in quando a Udine in cerca di novità e di contatti.
Ed ora vi giunge con questa personale ansioso di sereni giudizi e di una affermazione che (cancellatura) gli auguriamo di cuore.
Fred Pittino
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Presentato con espressioni di affettuosa stima da Fred Pittino e ospite del Centro Friulano Arti Plastiche, espone a Palazzo Caiselli il pittore Norino Martinis, che è un autodidatta di 37 anni e che per la prima volta si presenta al pubblico udinese.
Martinis è di Savorgnano al torre, il paesetto sulle rive del fiume e ai piedi di quei colli che offrono ai buoni bevitori il dorato verduzzo e il nero e raro gamè (recte Gamay).
Da quelle parti, tenute ancora nel tono delle vecchie osterie friulane, ci sono trattorie nelle quali si preparano con la sapienza e la pazienza delle donne di casa di una volta i polli, le bistecche e le "luganeghe" sulla graticola degli ampi e troneggianti focolari.
Comitive di saldi mangiatori affollano sempre quelle osterie contadine e parlare di Savorgano e di Zompitta è evocare luoghi di delizia, luoghi felici.
Senonché queste delizie e felicità sono soltanto nelle celebrate osterie. Fuori di esse la terra è magra e gli abitanti soffrono di una povertà secolare.
Martinis ama intensamente il suo paese, non se ne è mai distaccato e non vuole distaccarvisi, ma di esso gli è estraneo il fascino godereccio e sente invece il peso di quella povertà che sembra invincibile.
Quella povertà gli riempie l'anima e trabocca nella sua pittura che è fatta d'impasti secchi, direi aridi, qualche volta sabbiosi, e che si ispira sopratutto al paesaggio visto nelle luci fondenti dei crepuscoli o in quelle velate degli inverni.
Il paesaggio di Savorgnano, della valle del Torre prima di arrivare alla nuda sassaia più prossima alle fonti, dell'arco ondeggiante fra colli e pianura che va da Tarcento a Cividale, è un paesaggio senz'altro pittoresco che ha per fondale l'enorme muraglione della catena dei Musi e che è ricco di elementi mossi e variati, coperto da prati, da alberi da frutta, da vigneti, cosparso di casolari e di villaggi.
d'inverno e sotto le alture hanno i profili teneri, i prati sono un tappeto bruciato sul quale schizzano i biondi cespugli e gli alberelli e le vigne agitano le braccia stecchite e gli arati col tenero frumento infilano lame di verdi polposi e umidi. C'è un silenzio stagnate e vi durano veli di malinconia.
E' il paesaggio che incanta Martinis e che eccita la sua tavolozza dove la nutrita gamma di colori sodi, aspri come la terra e i sassi, e setolosi come le erbe rase e assetate, sembra insofferente dell'ordine tonale. Il pittore parla con questo suo paesaggio e il colloquio sgorga spontaneo, senza artifizi, senza sofisticazioni, senza folclorismi e quasi sempre ha accenti commossi, romantici, patetici.
Pochi i quadri di figura o di natura morta, ma, a me sembra, è nei paesaggi che Martinis riesce, anche con il vigore di una non levigata grammatica, a dirci meglio l'amore per il suo paese; riesce a dircelo con accenti di poesia vera anche se rustica, anzi appunto vera perché rustica.
Arturo Manzano
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Norino Martinis preparava con molta cura i fondi dei suoi quadri per ottenere effetti speciali, come la granulosità o "quel senso del muro vecchio" che tanto era piaciuto a Milano e a Osaka. Ecco, in un rapido e sgrammaticato appunto, la descrizione di un procedimento di sua invenzione.
Trascrizione: da terminare.
Norino Martinis
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Realizzato da StilisticaMente per Anna Maria Martinis, info