Quelle che seguono sono alcune notizie su Norino Martinis tratte dalla raccolta di articoli di giornali, scritti d'autore ed altro, presenti sul catalogo edito dal Centro Friulano Arti Plastiche e curato da Gianfranco Ellero e di proprietà della famiglia di Norino Martinis.
In fondo sono le più datate, partendo da uno scritto apparso sul Gazzettino nel 1960, e poi risalendo fino alla prefazione di Gianfranco Ellero, realizzata per il catalogo sopracitato.
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C'è chi si affida al paesaggio per esprimere en artiste le proprie emozioni, mutuando forme e colori dalla natura, o meglio da concetti presenti nelle menti di tutti gli uomini (montagna, collina, fiume, mare, albero, nuvola, pioggia, neve, sole...), e chi crea un linguaggio personale o di "scuola", di per sè iniziatico e gergale, al suo primo apparire, socialmente meno fruibile del primo, per rappresentare e trasmettere emozioni e sensazioni non altrimenti esprimibili.
E fra coloro che guardano le opere d'arte ci sono quelli che non riescono a superare il limite implicito del naturalismo figurativo e altri che si sentono superiori e up to date perché dicono di "capire" i linguaggi delle avanguardie, considerati sempre e comunque "superiori".
Ma chi conosce la storia della pittura sa che c'è una grande differenza fra pittori e artisti, e nel club degli happy few fra artisti e geni.
L'eccellenza dei risultati non dipende, infatti, dal linguaggio o dalle tecniche, ma principalmente dalla mente che governa la mano munita di pennello, di spatola, di bulino o di matita.
Orbene, studiando la produzione pittorica di Norino Martinis, sblancjìn par vivi e pitôr par passion, scopriamo un artista "figurativo" che sa produrre la sua poesia soltanto nel paesaggio del Savorgnano del torre, con rare escursioni verso Cividale del Friuli, Tarcento, Gemona e il Tagliamento: un uomo talmente onesto che nulla fa per darsi un'aria intellettuale o almeno per essere meno demodé.
Non mancano, per la verità, fra i rettangoli di faesite dipinta rimasti nella casa di Savorgnano, rari asperimenti che potrebbero essere definiti astratti o informali, ma l'occhio allenato capisce che si è trattato di frasi sconnesse, in lingua straniera. in ogni caso condizionate da un paesaggio sottinteso, e mai presentate al pubblico delle mostre: se le fiamme non hanno consumato quei rettangoli dipinti, è solo perché potevano servire da memoria di ciò che non si doveva fare e avevano un verso che poteva essere a sua volta utilizzato per uno studio o per un'opera definitiva.
Il testo completo è visibile nel catalogo dedicato a Norino Martinis e pubblicato dal Centro Friulano Arti Plastiche nel 1999.
Gianfranco Ellero Presidente del Centro Friulano Arti Plastiche
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Norino Martinis nacque il 7 luglio del 1926 in un'umile famiglia di Savorgnano del Torre (provincia di Udine) dove morì l'8 ottobre 1997.
Quando aveva diciott'anni il turbine sanguinoso della seconda guerra mondiale si abbattè anche su "la meglio gioventù" del Friuli, e Norino non esitò ad aderire al movimento partigiano.
Dopo il servizio militare negli Alpini, iniziò a fare l'imbianchino per "sbarcare il solito lunario", è stato scritto, e finì per ammalarsi di ulcera duodenale;ripresosi faticosamente, dopo la metà degli anni Cinquanta sposò Danila Gobessi di Reana, che nel 1958 gli diede una figlia.
Fra il matrimonio e la nascita di Anna Maria, nel 1957, ci fu l'epifanica scoperta degli impressionisti, nei quali si riconobbe: furono i maestri francesi, disse, a rivelargli la sua vocazione artistica.
Ci fu poi l'incontro con Fed Pittino, che lo tenne a battesimo nella Galleria "il Camino" di Pordenone e lo presentò nella mostra del 1964 al Centro Friulano Arti Plastiche.
Gli anni Sessanta , furono un tempo di ricerca e di semina, che diede copiosi frutti nel decennio successivo.
Nel 1971, infatti, il pittore approdò a Milano, dove ottenne la lusinghiera recensione di Luciano Budigna e suscitò l'interesse di una galleria giapponese, che nel 1973 riuscì a vendere tutte le sessanta opere esposte a Osaka.
Si trattava, in buona parte, di nature morte con fiori e di paesaggi incisi o dipinti su una speciale malta rappresa su tela aderente a un supporto ligneo, cioè su un fondo inventato dallo stesso Martinis, che dava "quel senso del muro vecchio", come ebbe a scrivere su un lacerto di carta quadrettata.
In quegli stessi anni ebbe due grandi soddisfazioni: l'oper "Ultimo raccolto" fu acquistata dai Civici Musei di Udine, e un'altra dal Museo Revoltella di Trieste.
Martinis aveva ormai conquistato una cifra estetica riconoscibile, supportata da una tecnica scaltrita, e il Centro Friulano Arti Plastiche lo invitò all'Intart di Ljubljana, la più importante collettiva della sua vita, nel 1973.
Dopo il terremoto del 1976 fu chiamato a dipingere una "Sacra Famiglia", in olio su masonite, per la parrocchiale di Mels (riprodotta a colori nel volume "Mels nella storia del Friuli" di Lino Italico Viezzi).
Negli anni Ottanta trattò il tema della "Sacra Famiglia" in olio su tela (centimetri 100 per 80) anche per la chiesetta di Centa, ad Albana di Prepotto.
Tre delle sue sculture di arenaria si possono vedere nel cimitero di Savorgnano: un Cristo sulla tomba del padre, Giuseppe Emilio Martinis; una Madonna sulla tomba della madre, Teresa Turco; una Madonna con Bambino sulla tomba del pittore.
Riguardando la sua parabola artistica, ci si può domandare dove sarebbe potuto arrivare se, anziché partire da autodidatta, riservando alla pittura soltanto il tempo libero, avesse potuto mettere a frutto il suo talento a tempo pieno e in ambiente reattivo più stimolante.
Ma considerando le condizioni personali e sociali nelle quali si trovò a produrre pittura, si può dire che diede e ottenne tutto ciò che era possibile nel suo tempo friulano, e certamente trovò nella sua arte, sempre ben valutata dai critici, un grande appagamento, che lo compensò di tante amarezze e rinunce.
Possiamo, quindi, concludere con le parole di Luciano Budigna: "Respingere questa comunicazione, questo messaggio, magari in nome di malintese ambizioni di "modernità", significa porsi al di fuori della volontà di mantenere viva e operante la dignità di una condizione umana che ripone nella vocazione poetica la più alta giustificazione della propria esistenza."
Gianfranco Ellero Presidente del Centro Friulano Arti Plastiche
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Recuperando tra i depositi di casa, Norino Martinis, tipico esponente di quella che potrebbe essere definita Scuola di Savorgnano, espone al Cfap saggi della sua ormai trentennale attività pittorica.
Fedele alla sostanza delle cose, quindi non pedissequo imitatore dell'oggettività, Martinis, continuamente interrogantesi sulla portata di una vocazione cui riteneva di non essere chiamato, ha dipinto per istintuale trasporto tutto ciò che al suo occhio rivelava i caratteri più profondi della sua cultura e del suo paesaggio, che, visto e osservato più volte, dichiara identità, peculiarità, congenialità con il suo stesso modo di essere presente nella vita.
Martinis, autodidatta, anche perché non avrebbe sopportato le sovrastrutture di un insegnamento accademico, vive la vita dell'ambiente locale; gli incontri con altri pittori hanno lasciato in lui tracce del tutto trascurabili, praticamente ininfluenti sul suo linguaggio.
E, nonostante ciò, non c'è nulla di naïve, perché preminente e determinante è la sua quotidianità intesa nei radicati valori di tradizione contadina e di scenario paesaggistico, colti nei traslati pittorici delle ombre, delle linde volumetrie delle case, dei giochi controluce che, nell'argentato riflesso delle scarse acque del Torre, consegnano la gioia di una consuetudine antropologica limitata dal torrente, al di là del quale tutto diviene cenno, visione sommaria, evocazione di una vita che pulsa ma non appartiene all'autore, perché le sue radici suggono i fermenti più veri e profondi dell'ambiente in cui vive e del quale egli restituisce l'immagine netta e scabra, essenziale come la vita e la stessa parlata della sua gente.
La mostra chiuderà questa sera.
Luciano Perissinotto Messaggero Veneto, 18 aprile 1987 Libertà, Piacenza 4 marzo 1971
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Norino Martinis, forse non è nel gruppo dei pittori friulani che Culiat ha chiamato con lui nel movimento della "Terrestrità", ma lo meriterebbe poiché, come vediamo in questa sua mostra alla Galleria Pater, egli sente veramente lo spirito della terra e lo sprime nei suoi paesaggi realizzati anche con una materia grigio-bruna, un po' sporca, veramente congeniale.Si sente che le case di questi borghi e la vegetazione di queste campagne sono permeati degli effluvi che salgono dal terreno, come è difficile constatare in tanti altri che hanno affrontato gli stessi temi. Si vede che l'artista sente vermanete l'ambiente in cui vive e lo ha nel sangue.Anche i fondi gessosi, ruvidi: la materia opaca e la tecnica contribuiscono a rendere meglio quello che il pittore sente entro di sè.
Dino Villani, Libertà, Piacenza 4 marzo 1971
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L'essere come isolato, a contatto con la genuinità della campagna e del più schietto paesaggio friulano, vivere della vita agreste della nostra gente, sentire l'accurata poesia della distensione, ordinata eppure libera delle nostre campagne, immergersi nella totalità di queste atmosfere nostrane per sentirne il gusto e la fragranza, forti e delicate insieme, sentirsi profondamente friulano ed orgoglioso di esserlo, accettarne i limiti, gli aspetti, le essenze spirituali, come intrise di religiosità terrestre, ha dato a Norino Martinis ed alla sua arte, quasi per naturale consegna, il dono di capire questa sua Patria e di saperla rendere con la dedizione più completa, con il linguaggio più appropriato, con il sentimento più fifliale che ad artista onesto e innamorato sia dato possibile.
I quadri di Norino Martinis sono tutti volti a interpretare la sua terra di Savorgnano del Torre, dove vive e lavora lontano dalle tentazioni della vanitosa modernità.
Il suo rendere tuttavia è sempre e comunque vivo e presente per la sincerità intensa che la intride.
La sua tavolozza è volutamente terrosa, come il soggetto ispiratore. Le case appaiono bloccate e salde, come geometrie solide dagli spigoli netti e dal taglio inequivocabile, come lo sono le case della nostra gente.
Le sue montagne gravano sugli orizonti veramente come macigni, mentre le distese dei campi si ordinano a scacchiera ben compartita nello spazio.
Ma quello che distingue questo pittore è l'atmosfera un poco greve, un poco pesante, ma tuttavia così vera, che avvolge i suoi paesaggi che si distendono talvolta quasi fino all'infinito. Essi sono capiti e goduti o resi proprio come solo può colui che ne senta la sua forte anima viva e integrale.
Così le sue opere si fissano in noi, comunicandoci una serenità un poco melanconica ma tanto intrisa di fraterna umanità.
L'arte di questo, umile per modestia, ma sicuramente valido artista nostro, si raccoglie tutta qui: nel rendere con cuore puro, con sofferta interiorità ed onesta tecnica l'anima vera e gli aspetti più sinceri di questa nostra amata terra friulana.
Carlo Mutinelli Catalogo per il "Sagittario" di Udine, dal 13 al 30 dicembre 1969
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E' iniziato ieri mattina a Lignano Pineta il concorso per l'assegnazione del Primo Premio di pittura estemporanea, organizzato dalla Società Pineta.
Il concorso è riservato ad artisti friulani che sono stati chiamati a svolgere il tema "Pittori a Lignano Pineta". Essi dovranno presentare un'opera o al massimo due, strettamente legate al paesaggio locale.
Hanno finora partecipato alla gara artisti fra i più noti della Regione: gli udinesi Fred Pittino, Leila Caselli, Marisa Pellegrini, Mario Baldan, Luciano del Zotto, Giordano Merlo, Ernesto Mitri, Nando Toso, De Pelka, Ferruccio Lessana, Dora Bassi, Marino Sopracasa, Anita Bergamasco, Rosanna Pressacco, Giuseppe Tortorelli, Germano Castellani, Primo Biasi, Demetrio Cei, Masco, Alberto Margani, Ermanno Malisan, Vico Supan, Francesca De Martin, i goriziani Roberto Joos e Virgilio Manni, Alberto Tonizzo da Fraforeano, Norino Martinis da Savorgnano al Torre, Giacomo Bront da Cividale del Friuli, Angelo Vitiello, pure da Cividale, Mario moretti e Mario Rossi da Pordenone, Antonio Corazza da Cervignano del Friuli, Claudio Colussi da Casarsa, Giuseppe Ragogna da Aviano.
Si prevede però, che altri pittori si iscriveranno nella mattinata di oggi. Le opere dovranno essere presentate alla giuria entro le 16. I vincitori verranno proclamati alle 21 di oggi nel salone del Pineta Palace Hotel.
Le opere saranno: quindi esposte in una mostra sempre a Lignano Pineta.
Da Il Gazzettino, 21 agosto 1960
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Realizzato da StilisticaMente per Anna Maria Martinis, info